SOFTAIR E LA PSICOLOGIA

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SOFTAIR E LA PSICOLOGIA

Messaggio Da Nemo il Ven Giu 19, 2009 1:23 pm

Chi sono e cosa cercano i SOFT GUNNER?

Per lungo tempo considerato appannaggio esclusivo dell’età infantile, il gioco viene riscoperto sempre più spesso anche dagli adulti. E fra i giochi che molte persone oggi amano praticare troviamo quelli di guerra, fra i quali spicca il cosiddetto "soft air".
Per molti aspetti simile a uno sport, il soft air è un gioco di guerra dinamico, cui partecipano attori in carne ed ossa che si muovono su un vero e proprio campo di battaglia, che può essere costituito, secondo le occasioni, da colline, boscaglie, appezzamenti di terra o altro ancora. Di fronte a questi guerrieri per passatempo, o Rambo da strapazzo, come qualcuno li ha impietosamente definiti, molti non riescono a trattenere le risa, considerandoli degli inguaribili giocherelloni e dei bambini mai cresciuti. Altri invece storcono la bocca, intravedendo in questi giochi di guerra una vera e propria esaltazione dell’aggressività e della cultura della violenza. Da qualche tempo gli psicologi hanno cominciato a studiare i soft gunner. Che cosa hanno trovato?


DAI WAR GAME AL SOFT AIR
Molto probabilmente i giochi di guerra sono nati con l’uomo. Le loro origini si perdono nella notte dei tempi, quando i nostri antenati ragionavano insieme nelle sere che precedevano le cacce. Allora i membri più anziani dei clan raccontavano le loro imprese attorno allo sfavillio dei fuochi, lo sciamano richiamava il favore degli dei, mentre altri dipingevano le scene di caccia che nei giorni a venire si sarebbero replicate secondo i rituali condivisi.
Tuttavia è quasi impossibile trovare nel passato un gioco che possa essere considerato senza ombra di dubbio il primo vero wargame, anche se, al riguardo, gli scacchi potrebbero essere visti come i candidati più autorevoli. Quando si parla di wargame si fa riferimento alla ricostruzione di situazioni ed avvenimenti storico-militari effettuata servendosi di soldatini e armamenti miniaturizzati che permettono di riprodurre il più fedelmente possibile le situazioni di combattimento di un determinato periodo storico. In Italia sono più di duemila, forse tremila, coloro che praticano questo hobby. I bordame, dove le miniature sono sostituite da cartoncini con simboli di vario tipo e valore, sono sicuramente la variante più popolare e diffusa del wargame. In tutti questi giochi bisogna riprodurre fedelmente un avvenimento reale, in modo che i giocatori possano affrontare gli stessi problemi che dovettero risolvere, ad esempio, Napoleone, Rimmel, Nelson ecc,. Ci sono wargame e bordame per ogni tipo di conflitto: tutta la seconda guerra mondiale, le campagne di Alessandro il Grande, le battaglie dell’Iliade e così via quasi all’infinito.
L’ultima evoluzione del wargame è il softair. Qui non ci sono ne miniature ne cartoncini. Vestiti in tuta mimetica e con armi al seguito, ovviamente finte, seppur apparentemente simili in tutto e per tutto a quelle vere, i giocatori si riuniscono in luoghi aperti, quali boschi, colline o campagne, si calano nei panni dei guerrieri e simulano dei combattimenti.
Mentre i wargame e i boardgame da tavolo sono dei giochi sedentari e generalmente individuali, il softair è un gioco dinamico e di gruppo. In linea generale, può essere considerato come una via di mezzo tra sport e gioco. L’aspetto sportivo risiede nella fatica fisica e nelle performance richieste ai soft gunner durante la partita. L’aspetto ludico sta nella costruzione intelligente e accuratissima delle tattiche e delle strategie utili a vincere la battaglia.




LE REGOLE DEL GIOCO
Nato in Giappone, il soft air è attualmente praticato da circa ventimila italiani riuniti in quattrocento associazioni, molte delle quali sono anche regolarmente iscritte al CONI. La Federazione Italiana Soft Air (FISAIR) si occupa di promuovere e coordinare in maniera ufficiale tutta l’attività dei soft gunner, organizzando incontri, tornei e campionati. Come tutti i giochi che si rispettano, il soft air è costituito da regole ben precise e ferree, che ne regolamentano lo svolgimento e che specificano le condizioni della vittoria. Prima di tutto vi sono quelle finalizzate ad evitare ai giocatori possibili denunce per reato di procurato allarme. Essi pertanto devono: a)scegliere un campo di gioco il più lontano possibile da edifici o centri abitati; b)chiedere sempre al proprietario del terreno il permesso scritto per l’uso specifico; c)informare ogni volta la polizia o i carabinieri circa il giorno, la durata, la località e il tipo di attività che si intende svolgere.
Ed ora veniamo ad una sintesi delle regole relative al gioco vero e proprio.
1)Le partite si devono svolgere all’interno di un campo da gioco chiaramente delimitato, la cui ampiezza e conformazione dovrà essere ben conosciuta dai giocatori. Tale territorio sarà, per la durata della partita, inaccessibile a persone estranee e ad animali. Sarà anche privo di strutture ed oggetti pericolosi. Ai giocatori è vietato oltrepassare i limiti del campo concordati.
2)La durata della partita deve essere resa nota a tutti i partecipanti, orario di inizio e di termine, insieme alla zona di posizionamento delle squadre e alla zona di raccolta dei giocatori eliminati. L’inizio e la fine dell partita devono essere segnalati sonoramente.
3)Nello scenario classico la partita dura almeno un’ora (nel soft air "Battle for Tolland" si è arrivati a sessioni che arrivano dalle tre alle sette ore per tre giorni). Ad ogni squadra è consegnata una bandiera che, prima di iniziare, viene posta in un punto ben visibile, scelto dalla squadra e concordato con gli avversari. Una volta posizionata, non potrà più essere spostata.
4)La bandiera è, o segnala, l’obiettivo da raggiungere. La missione è compiuta quando la bandiera avversaria è stata catturata da una delle due squadre. A questo punto la partita termina immediatamente. Qualora nessuna delle due squadre abbia raggiunto l’obiettivo, vincerà quella che ha subito il minor numero di perdite.
5)I giocatori hanno la possibilità di eliminare gli avversari (detti "bersagli") colpendoli solo con il tiro delle proprie armi. I colpi su una qualsiasi parte del corpo del bersaglio, sulle sue armi, occhiali, scarpe o mimetica, sono considerati validi. Basta un solo colpo andato a segno per eliminare l’avversario.
6)E’ vietato ogni tipo di contatto fisico, indossare o portare oggetti pericolosi per sé o per gli altri. Inoltre tutti i presenti nel campo di gioco hanno l’obbligo di indossare i robusti occhiali di protezione per tutta la durata della battaglia.
7)Il giocatore colpito dichiarerà ad alta voce: "colpito!", metterà le mani sopra la testa ed andrà nel luogo di raccolta concordato, astenendosi dall’intervenire ulteriormente nel combattimento. La correttezza e l’onestà sono alla base del soft air. Il colpo contestato dal bersaglio è considerato nullo, ma è prassi assegnare al giocatore che non muore mai il titolo di "zombie" ed emarginarlo nei successivi scenari di gioco.
8)I comportamenti antisportivi e l’infrazione delle norme concordate comportano, ad insindacabile giudizio dell’arbitro, un richiamo verbale oppure la squalifica di uno o più giocatori, o anche dell’intera squadra. Un colpo visto da un arbitro andare a segno che non provoca l’immediato grido di "colpito!" da parte del bersaglio provocherà pesanti sanzioni nei confronti del giocatore.
Ricordiamo che la vittoria di una squadra sulla formazione avversaria dipende da vari elementi, fra cui l’iniziativa e la sincronizzazione. Pertanto nel soft air è necessario che: a) i membri della squadra si addestrino in gruppo per migliorare il loro affiatamento, b)venga sempre eletto un comandante e c)si dividano i compiti secondo le abilità individuali.
Un fattore di importanza decisiva per la vittoria delle partite è anche lo stato menale dei giocatori. Il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, che sancisce la vittoria, dipende in maniera determinante dal grado di fiducia dei singoli e dall’affiatamento della squadra nel suo complesso.
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Re: SOFTAIR E LA PSICOLOGIA

Messaggio Da Nemo il Ven Giu 19, 2009 1:24 pm

...CONTINUA...

INDAGINE SU 72 SOFT GUNNER: GIOCHERELLONI O GUERRAFONDAI?
Chi sono dunque i softgunner e perché giocano alla guerra? Alcuni autori descrivo così il giocatore di soft air: "Una persona come tante, caratterizzata dall’interesse per lo sport di squadra, le armi, la natura e lo stare insieme. Tra i soft gunner ci sono persone di ogni età, sesso, estrazione sociale e politica, e che vedono nel soft air un mezzo per stare all’aria aperta con gli amici, evadere per qualche ora dai problemi di lavoro e scaricare lo stress accumulato". Il soft air presuppone intelligenza, concentrazione e senso tattico, esattamente come nei giochi di guerra da tavolo, ma in più richiede il dinamismo e la preparazione fisica e atletica del più movimentato degli sport di squadra.
Passiamo dunque a qualche dato empirico. La ricerca cui qui facciamo riferimento è stata realizzata dalla Cattedra di Psicologia di comunità dell’Università di Palermo con l’obiettivo di delineare l’identikit del soft gunner. Un questionario appositamente costruito è stato da noi somministrato a 72 soft gunner, di cui 13 donne e 59 uomini. La percentuale più alta aveva un’età compresa tra i 20 e 30 anni, con un prevalente livello d’istruzione medio-alto.
Dall’elaborazione dei dati raccolti, il soft air è risultato un importante mezzo per divertirsi, acquisire maggiori conoscenze e scaricare lo stress. Secondo il nostro campione, il soft air permette di eliminare le tensioni accumulate durante la settimana lavorativa, in quanto in una situazione di pericolo tutte le preoccupazioni svaniscono per lasciare il posto all’obiettivo da raggiungere. I giocatori hanno anche dichiarato che le difficoltà incontrate durante la partita li spingono a guardarsi dentro e a scoprire nuovi aspetti di sé. La maggioranza dei soggetti coinvolti ha dichiarato che il soft air possiede prerogative spendibili anche nella vita privata e professionale. In particolare, promuove una salutare cura del fisico, spinge ad acquisire un maggior autocontrollo, incrementa diverse qualità professionali, tra cui la tenacia e la capacità di socializzare, abitua al lavoro di squadra e alla gestione dell’imprevisto. Alcuni item del questionario avevano l’obiettivo di indagare le sensazioni provate dai giocatori durante la battaglia e alla fine. Durante lo scontro gli intervistati hanno detto di sentirsi prevalentemente "concentrati", "carichi", "Coinvolti" e "combattivi", qualità giudicate indispensabili per il buon esito di una partita. E’ interessante notare che alla domanda:"Come si sente durante lo scontro?", solo sette giocatori abbiano contrassegnato la risposta "aggressivo", cosa che potrebbe confermare una massima di questo sport, cioè quella che per divertirsi è indispensabile essere grintosi, ma non aggressivi. I nostri soft gunner hanno anche sottolineato come questo gioco-sport richieda specifiche abilità di valutazione, coordinazione, resistenza e progettazione, oltre che capacità di decidere in tempi brevi e in situazioni di "pericolo". Alla fine della partita i giocatori avvertono consistenti benefici: si sentono più calmi, rilassati e sereni, anche se sempre molto affaticati.
Il giocatore di soft air si descrive come dinamico, veloce, forte, vivace, allegro, attivo, resistente, altruista, ma anche astuto, eroico ed elastico. Tutti concordano nell’affermare che il soft air contiene numerosi aspetti che giovano alla vita di relazione: spinge ad ascoltare gli altri, incrementa l’amicizia e la fiducia nel gruppo, favorisce la concertazione e la condivisione. Si può dunque dire che sicuramente l’essere aggressivi e amanti della guerra o della violenza non rientra nel bagaglio di qualità richieste a chi pratica il soft air, che tende anzi ad escludere coloro che in campo mettono in atto dei comportamenti nocivi per l’incolumità propria o altrui. Sembra proprio che l’aggressività e la ferocia dei soft gunner siano ascrivibili, più che a dati di fatto, al pregiudizio di chi giudica senza conoscere.



IL SOFT AIR COME TRAINING LAVORATIVO
Secondo Barnes Wren, sono numerosi i benefici psicologici che si possono ottenere praticano il soft air. Per molti giocatori il sollievo che si prova è una sorta di catarsi mentale, a patto che si osservino le regole con onestà e fair play e si ricordi sempre che si tratta solo di un gioco. Del soft air così parla uno dei nostri soggetti "E’ un meraviglioso mezzo per scoprire nuovi aspetti di sé. La tensione che si crea durante la partita spesso aiuta le persone a guardarsi dentro in un modo che non avevano mai fatto prima. La partita può essere una metafora della vita e il modo in sui si reagisce sul campo spesso fa capire come si potrebbe reagire in una circostanza simile nella vita reale". Non è un caso allora che il soft air sia stato rivisitato anche in termini didattici , al fine di utilizzarlo come strumento per sviluppare alcune capacità lavorative e manageriali. Questa intuizione trova le sue premesse concettuali nel metodo dell’Out-door development", ossia lo sviluppo delle capacità personali e professionali attraverso attività condotte al di fuori dell’aula tradizionale. L’outdoor development è una metodologia didattica che finora ha trovato scarso impiego in Italia; tuttavia si ritiene che , in una società fortemente caratterizzata dal cambiamento come la nostra, esso possa accrecere e facilitare l’acquisizione di alcune capacità personali e professionali. Per Kermol e Sorrentino (2002) quelle che è possibile potenziare attraverso l’outdoor development sono la flessibilità di fronte ai cambiamenti, la gestione degli imprevisti, soprattutto attraverso lo sfruttamento dell’opportunità che questi possono offrire, l’efficace decisionalità in situazioni d’incertezza, la disponibilità a lavorare in gruppo per il raggiungimento di un obiettivo condiviso.
Fregosi sostiene che l’utilizzo del soft air training per promuovere l’acquisizione o il potenziamento di alcune capacità nei manager (o nei lavoratori in genere) nasce anche dal fatto che c’è anche una certa somiglianza tra le abilità richieste dal soft air e quelle necessaria a coloro che svolgono mansioni direttive. Gestire un’azienda, ad esempio, non è mai frutto d’improvvisazione o del tanto decantato "intuito imprenditoriale", ma è piuttosto il risultato di un’accurata attività di pianificazione, che prevede la scelta degli obiettivi da raggiungere e le strategie migliori da adottare per raggiungerli in base alle risorse a disposizione. E ciò è esattamente quel che deve fare il soft gunner per vincere la sua partita. Per raggiungere lo scopo finale (conquistare un nuovo mercato in un ‘azienda, o la bandiera dell’avversario nella partita) è necessario che dal vertice (dall’azienda o dal team di gioco) vengano comunicati con precisione gli obiettivi, in modo che tutti i componenti siano consapevoli e responsabilizzati. Nel soft air il leader comunica con estrema chiarezza l’obiettivo ai suoi giocatori, a ognuno viene assegnato un compito, in modo da valorizzare le differenze individuali e creare uno spirito di squadra. Ed anche in azienda è necessario che nasca, nei diversi reparti operativi, un certo spirito di squadra, che migliori la capacità di lavorare di concerto, con gli altri, quindi la collaborazione e l’aiuto reciproco, oltre che la fiducia tra i diversi membri del gruppo. In Italia le esperienze fatte in questa direzione, finora molto poche, hanno portato ad ottimi risultati, con un alto tasso di gradimento da parte dei partecipanti. Sembra insomma che il "giocare alla guerra" non corrisponda affatto, in sé per sé, al "fare la guerra", ma piuttosto ad apprendere in un modo sostanzialmente innocuo, ancorché un po’ eccentrico, qualche importante competenza in più.



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